Talento contro i pregiudizi

Rita Levi Montalcini

(Torino, 1909 – Roma, 2012)

Inquadramento storico

La sua vita si svolge prevalentemente in una Torino sabauda dove le famiglie ebree vivevano una normale vita borghese fino all’arrivo del fascismo. Nel 1938 arrivano le leggi razziali e gli ebrei sono costretti a fuggire o a nascondersi. La situazione si aggrava con lo scoppio della guerra che porterà molti intellettuali a rifugiarsi in negli Stati Uniti o in altri paesi.

Biografia

Rita Levi Montalcini nacque a Torino nel 1909 da genitori, un ingegnere e una pittrice ebrei e benestanti, che educarono i propri figli all’amore per la cultura e la ricerca intellettuale.
Nel 1930 decise di studiare Medicina, vincendo l’opposizione paterna che considerava la medicina una carriera poco femminile. A papà Adamo Levi e a tutta la cultura dell’epoca, che limitava l’accesso delle donne allo studio, Rita oppose un’intelligenza e una determinazione senza pari. Si laureò nel 1936 all’Università di Torino col massimo dei voti e la lode, frequentando fin dal primo anno di università l’istituto di Giuseppe Levi, dove conobbe Salvatore Luria e Renato Dulbecco (anch’essi futuri premi Nobel). Dopo la laurea iniziò la specializzazione in neurologia e psichiatria, incerta se dedicarsi alla professione medica o alla ricerca. Nel 1938, in seguito alle leggi razziali, fu sospesa ed emigrò in Belgio dove fu ospite all’istituto di Neurologia dell’Università di Bruxelles per continuare gli studi e lavorare con Giuseppe Levi, anch’egli ebreo e rifugiato a Liegi. Quando, il 12 settembre 1939, giunse la notizia dell’inizio della Seconda guerra mondiale con l’avanzata tedesca in Polonia e la conseguente dichiarazione di guerra di Francia e Germania, ormai certa di una imminente invasione tedesca anche del Belgio, decise di rientrare a Torino nella speranza che l’Italia si mantenesse neutrale, speranza purtroppo andata delusa quando il 10 giugno dell’anno successivo Mussolini annunciò l’entrata in guerra. Una volta a casa, per poter continuare le sue ricerche, visto che le era proibito frequentare l’università, impiantò un laboratorio nella sua camera da letto. Poiché la sua ricerca studiava il sistema nervoso allo stato embrionale sapeva che gli embrioni di pollo offrivano un modello ideale anche perché era facile procurarseli e farli sviluppare in un ambiente casalingo. L’inverno e la primavera del 1941 trascorsero nell’esecuzione degli esperimenti che l’assorbivano completamente.
Nel frattempo, la campagna contro gli ebrei si inaspriva e le armate tedesche dilagavano in quasi tutta l’Europa. Nel ’43 cominciarono i bombardamenti sistematici delle città del Nord Italia e in particolare di Torino. Rita, con la sua famiglia, cercò rifugio in una casa su un’altura vicino a Torino dove continuò le sue ricerche. Andava in bicicletta da una collina all’altra a cercare uova dalle quali prelevare gli embrioni e, a giorni alterni, andava a Torino per confrontarsi con Levi.
Caduto il fascismo, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i carri armati tedeschi occuparono Torino e l’Italia tutta. Nella speranza di una imminente liberazione da parte degli angloamericani la famiglia Levi Montalcini si rifugiò a Firenze dove prese in affitto una camera nascondendo il fatto che erano ebrei. Anche qui Rita prosegue le sue ricerche. Nel settembre del ’44 i partigiani diedero l’avvio all’insurrezione della città contro i tedeschi e così Firenze fu liberata dai nazifascisti. Rita si mise a disposizione del servizio sanitario alleato e fu destinata all’assistenza medica di un campo profughi. Fu un’esperienza molto sofferta che la portò alla scelta di non esercitare più la professione di medico. A suo dire le mancava il distacco che permette al medico di far fronte alle sofferenze del malato senza un coinvolgimento emotivo dannoso a entrambe le parti. Riprese dunque le sue ricerche di neuro embriologia che la portarono poi alla Washington University di Saint Louis negli Stati Uniti. Qui, nel 1954, riuscì a isolare una proteina che permise di accrescere la conoscenza del processo con cui le cellule si moltiplicano e assumono funzioni diverse. In particolare, scoprì la proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso. La scoperta di quelli che vennero chiamati fattori di crescita ha permesso di capire alcuni problemi medici come deformità, demenza senile, guarigione ritardata delle ferite e malattie tumorali.
Per questa scoperta, nel 1986, le fu assegnato il Premio Nobel per la Medicina.
Nel frattempo, era tornata definitivamente in Italia per lavorare al laboratorio di biologia cellulare del CNR da lei fondato. Fino al pensionamento dal suo ruolo di professoressa ordinaria negli Stati Uniti (1977) aveva fatto la spola tra Saint Louis e Roma dove aveva creato un importante gruppo di ricerca. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. Nel ruolo di senatrice si spese prendendo posizioni forti sulla responsabilità sociale degli scienziati, contro le mine antiuomo, contro lo sfruttamento dissennato delle risorse naturali, per il diritto allo studio e la leadership delle donne.
Rita Levi Montalcini morì il 30 dicembre 2012 a 103 anni.
Fu sempre al fianco delle donne, di quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno visto attribuire le loro scoperte agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca. Nel 1992 creò una fondazione per aiutare con borse di studio le studentesse africane.