Solo il vento mi piegherà

Wangari Muta Maathai

(Ihithe, 1940 – Nairobi, 2011)

Inquadramento storico

Alla sua nascita il Kenya è ancora una colonia inglese. La rivolta dei Mau Mau del 1952 spinse il governo inglese a riconoscere il diritto all’autonomia (1961) del Kenya, che divenne una repubblica nel 1964 sotto la presidenza di Jomo Kenyatta (1889-1978) che aveva guidato l’opposizione anticolonialista ma che deluse gestendo il potere in modo assoluto e familiaristico deluse le speranze di una equa distribuzione delle terre.

Biografia

Wangari Muta Maathai è stata una biologa, ambientalista e attivista politica keniota, ed è nota come la “signora degli alberi”, voce simbolo della lotta per la pace.

Nacque a Nyeri (Kenya) nel 1940, quando il Kenya era una colonia inglese e le figlie dei contadini Kikuyu non andavano a scuola. Un fratello di Wangari convinse però la madre a lasciare che lei frequentasse con lui le elementari del villaggio e un insegnante la raccomandò alla scuola primaria Santa Cecilia, un pensionato della missione cattolica di Nyeri. Wangari si convertì al cattolicesimo, all’esame delle medie fu prima della sua classe e ammessa al liceo Nostra Signora di Loreto, a Limuru, l’unico liceo femminile del Kenya. Dopo il diploma e grazie a borse di fondazioni statunitensi, conseguì la laurea in Scienze biologiche, prima donna a centroamericana a riuscirci, all’università di Pittsburgh (Pennsylvania). Ha proseguito gli studi di dottorato in Germania e all’Università di Nairobi, ottenendo un dottorato di ricerca (1971) presso l’Università di Nairobi dove ha anche insegnato anatomia veterinaria. Divenne presidente del Dipartimento di Anatomia Veterinaria e professore associato rispettivamente nel 1976 e nel 1977.
Durante la giornata mondiale per l’ambiente del 1977, con altre donne piantò sette alberi in un parco appena fuori dalla capitale keniota: questi alberi formarono la prima “cintura verde”, che diede il nome al movimento ecologista Green Belt Movement. A partire dagli anni ’80 Maathai promosse una forte campagna di sensibilizzazione verso i problemi ambientali e il disboscamento, facendo piantare in Kenya e in altri Paesi africani più di 30 milioni di alberi.
Il suo interesse si allargò poi ai diritti umani, in particolare di donne e bambini, e alla lotta per la democrazia e per una società multietnica. La sua azione contribuì a sollevare l’attenzione nazionale e internazionale sull’oppressione politica in Kenya, incoraggiando soprattutto le donne africane a battersi per una vita migliore. Per la sua critica alla corruzione del regime keniota fu picchiata, diffamata e più volte imprigionata.
Nel 1997 divenne il simbolo di una possibile leadership femminile, candidandosi alle elezioni per la presidenza. Nel 2002 fu eletta Ministro aggiunto all’Ambiente, alle Risorse naturali e alla Fauna, carica che ricoprì fino al 2007. Attraverso una strategia fatta di educazione, pianificazione familiare, alimentazione consapevole e lotta alla corruzione, il Green Belt Movement aprì la strada allo sviluppo a partire da tutti i livelli della società. Maathai divenne la voce simbolo delle migliori forze africane e della lotta per promuovere la pace e il benessere nel continente. Wangari Maathai è riconosciuta a livello internazionale per la sua persistente lotta per la democrazia, i diritti umani e la conservazione dell’ambiente. Si è rivolta alle Nazioni Unite in diverse occasioni e ha parlato a nome delle donne nelle sessioni speciali dell’Assemblea Generale per la revisione quinquennale del vertice sulla terra. Ha fatto parte della commissione per la governance globale e della commissione sul futuro. Fu per questo insignita di numerosi premi internazionali e in particolare, nel 2004, del Premio Nobel per la pace, per “il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace”. Nella relazione della commissione per il Premio si legge: Maathai si è alzata coraggiosamente contro il precedente regime oppressivo in Kenya. Le sue singolari forme di azione hanno contribuito a richiamare l’attenzione sull’oppressione politica e internazionale. È stata d’ ispirazione per molti nella lotta per la democrazia e in particolare ha incoraggiato le donne a migliorare la loro situazione”. Nel suo discorso di accettazione del premio Nobel le parole di Wangari sono state per le donne: “spero che il mio successo sia da stimolo per le altre donne per raggiungere un ruolo più attivo nella comunità. Spero di incoraggiarle ad alzare la voce e a conquistare maggiori spazi di potere”.
Nel 2006 pubblicò la sua autobiografia, Unbowed (nella traduzione italiana, Solo il vento mi piegherà, Sperling&Kupfer).
Malata di tumore, morì a Nairobi il 25 settembre 2011.