Qualcosa è antifragile, l’opposto di fragile, quando può beneficiare dall’imprevisto, dalle perturbazioni, dai fattori di stress e dalla volatilità, e da essi può guadagnare, diventare più forte, migliorare, evolversi, adattarsi meglio. Quindi, l’antifragilità va oltre la resilienza perché sistemi resilienti sono semplicemente resistenti alle perturbazioni, in grado di recuperare, riprendersi e però di ritornare poi com’erano.
Il concetto di antifragilità introdotto da Nassim Taleb, reinterpretato in chiave urbanistica, mette in discussione l’idea di controllo totale e predittività nella pianificazione, dando invece valore all’intrinseca imprevedibilità dei sistemi complessi come risorsa generativa. Le città antifragili traggono forza dalle diversità, ridondanze e dalle capacità di apprendimento collettivo, per affrontare crisi ambientali, sociali ed economiche.
Le città antifragili possono essere progettate tramite politiche pubbliche, partendo dal principio di primum non nocere, e perseguendo design modulare, decentramento per stratificazione, ridondanze, rinuncia all’impulso di sopprimere il “caso”, e onorando i principi di “pelle-in-gioco” e del “recinto di Chesterton”.









