Consacrarsi alla scienza e superare i pregiudizi

Marie Sklodowska Curie

Varsavia, 1867 - Passy (Parigi) 1934

Inquadramento storico

Tra la fine del XIX secolo e gli anni Trenta del secolo successivo la radioattività è un settore che ha avuto un grande sviluppo ed è stato uno degli ambiti scientifici in cui le donne sono state presenti. In Francia la maggior parte delle ricerche sulla radioattività si concentravano nel laboratorio Curie dove la presenza delle donne era rilevante.

Biografia

Marya Sklodowska, questo il suo nome, nacque a Varsavia, Polonia, paese povero, oppresso dalla dominazione della Russia zarista. Arrivò a Parigi nel 1891 per studiare fisica alla Sorbonne considerata a quel tempo l’università più prestigiosa del mondo. Per arrivare fin lì aveva fatto un viaggio lunghissimo, molto faticoso, in un vagone di quarta classe. Andò a vivere in una povera soffitta nel Quartiere Latino, un locale minuscolo che prendeva luce da un abbaino sul tetto spiovente. Non aveva né riscaldamento né illuminazione, né acqua in camera. Si laureò in fisica e in matematica. Subito dopo la laurea conobbe Pierre Curie col quale si sposò il 26 luglio del 1895. Marie, che aveva già cambiato il proprio nome non appena respirata l’aria di Parigi, assunse il cognome del marito in quanto riteneva che il suo fosse troppo difficile da pronunciare per i parigini. Poco dopo il matrimonio nacque la prima figlia Irène, ma volle andare avanti nei suoi studi e prendere il dottorato. In quegli anni erano state fatte due grandi scoperte: a fine 1895 Röntgen aveva scoperto i raggi X, e pochi mesi dopo, Becquerel i raggi emessi spontaneamente da sali di uranio, raggi capaci di impressionare una lastra fotografica. Marie decise che si sarebbe occupata dei raggi uranici. Dopo averne studiato le grandezze caratteristiche, cercò di capire se l’uranio fosse il solo elemento chimico a provocare tale radiazione. Trovò che solo i minerali contenenti uranio o torio emettevano. Scoprì anche che alcuni minerali come la pechblenda emettevano una quantità di raggi molto maggiore di quanto ci si potesse aspettare per la quantità di uranio o di torio posseduta. Capì che questi minerali dovevano contenere una sostanza sconosciuta più fortemente emissiva dell’uranio e del torio.
Dopo questa stupefacente scoperta, decise di dedicarsi, assieme al marito Pierre, alla ricerca della nuova sostanza. Nel 1902, a quasi quattro anni dall’annuncio della probabile esistenza del radio, Marie riuscì a preparare un decigrammo di cloruro di radio puro, facendo un lavoro massacrante, in un hangar fatiscente, esposto alla pioggia e al vento, l’unico locale che era stato messo a loro disposizione. L’anno successivo Marie prese il dottorato e, nel dicembre dello stesso anno, a Pierre, a Marie e a Becquerel, fu assegnato il Premio Nobel per la fisica per la scoperta e le ricerche sulla radioattività.
Dopo la nascita della seconda figlia Eve nel 1906 il marito Pierre restò ucciso in un incidente stradale. Rimase sola, con due bambine piccole da far crescere e cadde in una profonda prostrazione, dalla quale però si riprese tornando al suo lavoro con determinatezza, tanto che fece domanda per essere accolta all’Académie des Sciences, sarebbe stata la prima donna a entrarci. Non appena Le Figaro ne diede notizia, sentimenti di antisemitismo, di pregiudizio verso le donne e lo straniero scatenarono una rabbiosa campagna di stampa contro di lei che ne determinarono l’esclusione. La delusione, la sua depressione latente, l’avevano indotta a cercare conforto in un amico e collega di Pierre, Paul Langevin. Ciò scatenò contro di lei il feroce perbenismo piccolo borghese dei francesi. Subì una nuova crudele campagna di stampa oltre che minacce alla sua persona e alle sue figlie. Quasi contemporaneamente ricevette il telegramma che le annunciava il secondo Nobel, questa volta per la chimica, per i suoi studi sulla radioattività e per la scoperta del radio e dell’uso benefico che se ne poteva avere. Per lei era l’apoteosi scientifica, ma la sua vita di donna ne usciva distrutta. Al rientro da Stoccolma dovette essere ricoverata in ospedale e ci volle un anno perché potesse riprendersi.
Ma si riprese e, vista l’importanza che avevano assunto gli studi sulla radioattività, si diede da fare per costruire un laboratorio di ricerca presso la Sorbona. Nel luglio del 1914 l’Istituto del Radio fu pronto per accogliere i suoi ricercatori, ma il 1° agosto dello stesso anno, scoppiò la Prima guerra mondiale. Marie si mise a disposizione del servizio sanitario dell’esercito. Installò un’apparecchiatura a raggi X su delle piccole vetture con le quali arrivava ai campi di battaglia della Marna facendo radiografie sul posto ai feriti per velocizzare gli interventi operatori. Per lealtà verso la Francia che l’aveva accolta, dimenticò completamente gli affronti subiti.
Dopo la guerra proseguì le sue ricerche all’Istituto Radiologico. Per trovare i fondi necessari per l’Istituto e avere il radio, ormai carissimo, necessario alle ricerche, fece un viaggio negli Stati Uniti dove fu accolta da migliaia di persone e ricevette dal Presidente degli Stati Uniti d’America, un grammo di radio. Da allora in poi divenne una leggenda.
Purtroppo, i lunghi anni passati a contatto con le sostanze radioattive le provocarono una grave forma di anemia, oggi si direbbe leucemia, che la portò alla morte nel luglio del 1934, durante un lungo ricovero nel sanatorio di Passy.