Quali sono i rapporti tra chimica e letteratura? Quando inizia questo sodalizio e come evolve? Da queste domande nasce Trame Chimiche, un percorso cronologico e tematico che indaga intrecci, influenze e riflessi tra parola e scienza. Il viaggio parte dalla “chimica inconsapevole”, radicata nelle arti metallurgiche e nella medicina antica, dove l’esperienza empirica anticipa la futura disciplina. Parallelamente, emerge il “primato delle parole”, ovvero il potere del linguaggio nel definire la realtà e i saperi, fino alla loro sintesi simbolica nell’alchimia. Da qui, il progressivo affrancamento della chimica dal mito linguistico si traduce nei simboli e nel linguaggio tecnico.
Quando la chimica entra nella vita quotidiana, la letteratura la assume come metafora dei rapporti umani e come chiave di lettura del progresso. Ne esplora potenzialità e timori, alternando entusiasmi e ripensamenti. Trame Chimiche analizza anche il ruolo del laboratorio e la questione di genere, segnalando come la scienza diventi spazio di rappresentazione e di riflessione identitaria.
Nel Novecento, la chimica si trasforma: da conoscenza diventa tecnica, e le tecniche assumono un peso predominante. Il progetto si interroga su cosa comporti questo passaggio — un impoverimento del pensiero o un nuovo modo di conoscere? Il fascino della chimica, con la sua componente fantastica e meravigliosa, continua a nutrire l’immaginario, offrendo alla letteratura strumenti per esplorare desideri e misteri umani.
Trame Chimiche disegna così un percorso fatto di illusioni, connessioni e riflessioni, lasciando aperte due domande: la chimica saprà recuperare un significato condiviso con la letteratura? E la letteratura riuscirà a creare nuovi paradigmi in cui la scienza non sia solo strumento, ma motore?









