Al contrario di ciò che comunemente si crede, “i dati non possono mai essere oggettivi e neutrali”. È quanto sostiene Donata Columbro, giornalista, divulgatrice e docente a contratto per l’Università IULM di Milano, che al tema ha dedicato alcuni saggi. Le sue riflessioni, in particolare quelle contenute in “Quando i dati discriminano” (Il Margine, 2024) hanno ispirato questo laboratorio, pensato per sollecitare una riflessione critica sui dati.
Lungi dall’essere informazioni neutre, i dati contengono pregiudizi, bias e stereotipi. Se non si conoscono le modalità con cui vengono raccolti, elaborati e interpretati, essi possono ingannare, rafforzare stigmi e discriminazioni. Per questa ragione è fondamentale che tutti, in particolare, i più giovani, conoscano i processi che li generano.
Da sempre strumento utile per comprendere la realtà, i dati sono più che mai centrali oggi per via delle tecnologie dell’informazione che ne producono in abbondanza nei settori più disparati. Orientarsi tra i dati è difficile per tutti, di più lo è per gli adolescenti che non hanno maturato le conoscenze e le competenze sufficienti a decodificarne la complessità.
Attraverso un approccio pratico e interattivo, i ragazzi e le ragazze, con esempi concreti, dovranno individuare le distorsioni cognitive indotte dai dati, capire come gli algoritmi possono discriminare alcuni gruppi di persone, e riconoscere quando i numeri vengono usati in modo fuorviante nei media.
Il laboratorio è rivolto ai ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, dalla classe terza media in poi. L’obiettivo è che loro capiscano che “i dati sono un ingrediente necessario per la scoperta, ma è necessario un essere umano che li selezioni, li interpreti, e li trasformi in un’intuizione”.









