La medicina come utopia: relazione, liberazione, visione [1]

Nereide Rudas

(Macomer, 1925-Cagliari, 2017)

Inquadramento storico

A Cagliari, fino al 1858, i pazienti affetti da disturbi mentali venivano ospitati in due stanze dell’antico Ospedale Sant’Antonio Abate, risalente al XIV-XV secolo e situato all’interno di un complesso conventuale dell’Ordine dei Cavalieri di Sant’Antonio di Vienne. Nel medesimo anno fu inaugurato il nuovo Ospedale Civile San Giovanni di Dio, che comprendeva una sezione dedicata ai pazienti psichiatrici. Nel 1859 lo stesso ospedale istituì la clinica psichiatrica, segnando un importante punto di svolta sia nel trattamento delle patologie mentali sia nella storia della psichiatria nell’isola.
Contestualmente si diffuse anche presso l’Università di Cagliari, seguendo la tendenza nazionale italiana, l’insegnamento della Clinica delle Malattie Mentali.
Nel 1896 la Provincia di Cagliari affittò Villa Clara e un edificio vicino per ospitare pazienti psichiatrici non pericolosi. Nel 1900 fu deciso di costruire un manicomio permanente nello stesso sito, che prese il nome della villa. Dal 1907 il nuovo centro iniziò a funzionare a pieno regime: la villa restaurata divenne l’abitazione del direttore e gli edifici rustici furono
destinati a stalle, magazzini e alloggi della colonia agricola, dove i pazienti svolgevano attività lavorative come terapia e per l’autosostentamento della struttura. La colonia comprendeva vigna, orto, allevamenti e, dal 1911, un vivaio con diversi tipi di alberi. Con la legge Basaglia del 1978 e la chiusura del manicomio, si concluse anche a Cagliari il modello di assistenza psichiatrica centrato sulla custodia.

Biografia

È stata una figura pionieristica nella psichiatria italiana, distinguendosi come prima donna a ricoprire incarichi di rilievo sia in ambito accademico che professionale. La sua carriera si è contraddistinta per l’impegno nella promozione della salute mentale e della parità di genere.
Nata nel 1925, quest’anno ricorre il centenario della sua nascita. Porta il nome della nonna materna, Nereide Tibi, originaria di Macomer, sposata con Gustavo Salmon, imprenditore ebreo trasferitosi in Sardegna. Trascorse l’infanzia con i nonni materni, essendo rimasta orfana del padre in giovane età. Si laureò in Medicina e si specializzò in Neurologia e Psichiatria, settori all’epoca caratterizzati da una forte predominanza maschile. Le difficoltà incontrate dovute a pregiudizi di genere non ostacolarono il percorso professionale che aveva scelto di intraprendere.
Fu la prima donna a fondare e dirigere una clinica psichiatrica in Italia e a ottenere la cattedra di Psichiatria all’Università di Cagliari nel 1978. Fondatrice della Società Italiana di Psichiatria Forense, rafforzò anche la Società Italiana di Psichiatria diventandone Vice Presidente negli anni ’80, rimanendo per anni l’unica donna al suo interno. Rappresentò inoltre l’Italia in missioni scientifiche internazionali.
Ha pubblicato oltre 450 articoli scientifici e ha scritto opere che esplorano l’identità sarda, come “L’Isola dei Coralli”, e il femminicidio, coniando il termine “muliericidio”.
Impegnata politicamente e socialmente, ha dedicato la sua vita alla lotta contro la violenza di genere, sottolineando l’importanza di un linguaggio che rappresenti le donne e le loro esperienze.
Ha avuto un impatto duraturo nella formazione di nuove generazioni di psichiatri e ha diretto importanti istituti di psichiatria.
Ha ricevuto numerosi premi per il suo lavoro, tra cui la medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica per il suo libro sull’identità sarda e l’onorificenza dell’American Academy Psichiatry and the Law.
Morì il 19 gennaio del 2017.
Il suo spirito indomito e il suo carattere forte e determinato, forse influenzati dall’ambiente moderno e stimolante vissuto con suo nonno Salmon, mecenate e amante dell’arte, le permisero di superare gli ostacoli dovuti alla sua condizione di donna sfidando convinzioni e pregiudizi e riuscendo a imporsi in un mondo, quello sanitario, dominato dalla presenza
maschile.
Fu una psichiatra eccezionale che trattava ogni caso con attenzione individuale, valorizzando persona e bisogni. Era anche una grande studiosa dei meccanismi della società. È del 1970 la nomina presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della criminalità in Sardegna. Particolarmente importanti poi, i suoi approfondimenti sulla disparità uomo-donna, sul muliericidio (un neologismo che preferiva a femminicidio) e sulle cause della violenza e della depressione da perdita di lavoro e da crisi economica.
Donna di vasta cultura, studiò con passione Antonio Gramsci e fu tra i fondatori dell’Istituto a lui intitolato, del quale fu presidente per oltre vent’anni. Nel corso degli ultimi dieci anni della sua vita, ricoprì anche la carica di presidente del premio letterario dedicato a Francesco Alziator, intellettuale e scrittore cagliaritano.

[1] La frase usata da Nereide Rudas è:
La medicina come forma totale, quasi utopica di esistenza: rapporto con l’altro, modalità liberatrice, visione del mondo