La «crisi idrica globale» è un problema sulla bocca di tutti. Ma la risposta rimane inadeguata: anziché alla comprensione della crisi si lavora alla sua spettacolarizzazione. Le star di Hollywood ci invitano a elargire generose donazioni. Le multinazionali dell’acqua in bottiglia e della birra portano avanti campagne pubblicitarie incentrate sulla «sostenibilità».
Le associazioni benefiche si rendono intanto conto di avere bisogno di «soldi veri», cioè di ottenere utili. Come spiega con straordinaria chiarezza Filippo Menga in questo libro, il cortocircuito è evidente. Il sistema che in larga parte è responsabile della crisi si propone di guadagnare affrontandola. È il funzionamento del capitalismo: la «crisi» è un suo elemento cardine, e nel momento in cui, com’è il caso della crisi ecologica, e idrica in particolare, diviene strutturale, il processo di mercificazione prevede che la stessa gestione della crisi generi profitti. Sete è un’impietosa critica alle strategie messe in atto per arginare la crisi idrica, e un grido d’allarme sugli effetti devastanti di una fede cieca nel mercato. Ma allo stesso tempo è una profonda riflessione sul nostro rapporto con la natura e un potente richiamo all’azione: «Non è mai troppo tardi per prendere posizione e invertire la rotta del discorso».









