La madre dell’algebra moderna
Emmy Noether
(Erlangen, Germania, 23/03/1882 - Bryn Mawr, Pennsylvania, 04/04/1935)
Inquadramento storico
Alla fine dell’Ottocento, l’Università di Gottinga era un riferimento per la matematica grazie ai contributi di Gauss, Dirichlet e Riemann. Negli anni ’20 divenne il centro mondiale della disciplina, con docenti come Hilbert, Noether, Landau, Weyl e Carathéodorye, eMinkowski, morto precocemente e attrasse studenti da tutto il mondo, tra cui gli italiani Fermi, Levi Civita e Volterra. Divenne il modello per i migliori centri di ricerca per la fisica e la matematica a livello mondiale come l’Institute for Advanced Study di Princeton. Nel 1933 l’ascesa del nazismo portò alla fuga degli scienziati, soprattutto ebrei, spesso verso gli Stati Uniti, che così divenne leader mondiale nella ricerca dopo la Seconda guerra mondiale. Emblematica la risposta di Hilbert al ministro nazista che gli chiedeva «come andava la matematica a Gottinga ora che era stata liberata dall’influenza ebraica»: «La matematica a Gottinga? Non esiste più»
Biografia
Emmy Noether è riconosciuta come una delle personalità di maggiore rilievo nella matematica del XX secolo ed è comunemente definita la “madre dell’algebra moderna” per il suo ruolo fondamentale nello sviluppo dell’algebra astratta e della teoria degli anelli.
Emmy Noether nacque a Erlangen, in Baviera, il 23 marzo 1882. Suo padre, Max Noether, fu un matematico di rilievo e docente presso l’Università di Erlangen. Dopo aver conseguito il diploma presso un istituto femminile, Emmy manifestò il desiderio di proseguire gli studi in matematica. Tuttavia, la normativa scolastica tedesca dell’epoca vietava alle donne l’accesso regolare all’università, permettendo loro al massimo di partecipare come uditrici, senza diritto agli esami. Tra il 1900 e il 1903, Noether frequentò quindi le lezioni di matematica, romanistica e storia in qualità di uditrice; sostenuto privatamente l’esame di maturità, si trasferì per il semestre 1903-04 a Gottinga che, grazie all’impegno di Felix Klein, stava emergendo come centro della matematica tedesca. Oltre a Klein, tra i docenti figuravano Minkowski, Hilbert, Otto Blumenthal (1876-1944) e Carl Runge (1856-1927). In seguito a una modifica legislativa, Noether poté iscriversi all’Università di Erlangen – Facoltà di Filosofia – dove seguì esclusivamente corsi di matematica, risultando l’unica donna in un gruppo composto da quarantasei uomini.
Dopo aver conseguito la laurea, iniziò la sua attività presso l’Istituto di Matematica di Erlangen senza un contratto formale né una retribuzione. La sua reputazione accademica crebbe rapidamente, così come il numero delle sue pubblicazioni scientifiche.
Nella primavera del 1915, David Hilbert desiderava assumerla nel proprio dipartimento presso l’Università di Gottinga, riconoscendola – insieme ad Einstein – come una delle menti matematiche più brillanti dell’epoca. Tuttavia, alcuni professori dell’ateneo mostrarono scarso interesse per le sue straordinarie capacità scientifiche, concentrando invece la loro attenzione esclusivamente sul fatto che fosse una donna.
“Cosa penseranno i nostri soldati al momento di tornare all’università scoprendo di essere costretti a studiare alla mercé di una donna?” chiesero i colleghi di facoltà.
Hilbert la assunse allora come sua assistente, riuscendo anche a farle tenere delle lezioni, che ufficialmente erano annunciate con il nome del professor David Hilbert, e che, ovviamente, non erano retribuite.
Nel 1919, dopo aver risolto, l’anno precedente, uno dei più difficili problemi emersi con la teoria della relatività di Einstein, fu la prima donna in Germania a ricevere il permesso di conseguire l’abilitazione all’insegnamento col commento che “solo in casi eccezionali la mente di una donna è in grado di essere creativa in matematica”.
Le sue ricerche si concentrarono sull’algebra astratta, la teoria degli anelli e la fisica matematica, con il suo lavoro più famoso che è il “Teorema di Noether” del 1915, che collega le simmetrie alle leggi di conservazione nella fisica.
Attraverso le sue opere, organizzò e sistematizzò l’algebra astratta, ponendo le basi concettuali per gran parte dell’algebra moderna. Il suo metodo ha permesso di unificare diversi concetti matematici, evidenziando la coerenza logica delle teorie matematiche.
Trascorse gli anni successivi ricevendo rispetto e stima per i suoi innovativi lavori e per i suoi meriti le fu concesso di tenere un discorso al Congresso Internazionale dei Matematici di Zurigo del 1932. L’anno seguente il governo nazista la espulse, assieme a molti altri colleghi ebrei, dall’Università di Göttinga e Emmy trovò asilo negli Stati Uniti d’America, dove ottenne un posto al Bryn Mawr College in Pennsylvania. Qui, nel 1935, si sottopose ad un intervento chirurgico che si complicò improvvisamente e la portò alla morte dopo soli quattro giorni. Aveva solo 53 anni ed era “all’apice del suo potere creativo” come scrisse Weil nel suo necrologio. Fra i molti discorsi funebri ci fu anche quello di A. Einstein, pubblicato sul New York Times e quello di Van der Waerden, l’unico in tedesco, pubblicato sulla rivista «Mathematische Annalen», alla cui organizzazione Emmy aveva a lungo lavorato. Quest’ultimo fu pubblicato nel 1935 in pieno regime nazista, nonostante si parlasse di una ebrea.
https://matematica.unibocconi.eu/matematici/emmy-noether
https://www.mondadorieducation.it/fisica-scientifica-ss2/madre-algebra-moderna/





